Perché mi candido

Rieccoci. Sì, ho assecondato (di nuovo) la mia voglia di mettermi in gioco, di alzarmi dal divano, di provare, in una campagna elettorale, a dare il mio contributo.

Torno a impegnarmi dopo la bella esperienza del 2013, quando, sempre per le regionali, raccolsi voti e preferenze, risultando poi escluso solo dalle regole dello sbarramento. E dopo il lavoro del 2016, a supporto della candidatura del Sindaco Beppe Sala. Torno a mettermi in gioco, convinto che Giorgio Gori possa diventare il migliore presidente di Regione Lombardia tra quelli che si sono candidati.

Perché, in un momento di grande confusione, dove partiti e schieramenti nascono e muoiono nel tempo di poche settimane, è bene ripartire dalle persone. E Giorgio, con il suo passato da manager e imprenditore di successo, e il suo presente da Sindaco di Bergamo, tra i più apprezzati d’Italia secondo le classifiche (e stimato dai tanti amici che a Bergamo ci vivono), è una persona di sicuro valore.

Ma in Lombardia, tutto sommato, perché cambiare? E perché con il centrosinistra? Perché la Regione Lombardia, negli ultimi cinque anni, è stata immobile. La giunta a trazione leghista ha deluso chi si aspettava continuità con le cose buone fatte in passato e chi cercava discontinuità da scandali e corruzione. E’ stata dispersa l’eredità positiva dei governi di Roberto Formigoni, a partire dalla capacità amministrativa di tanti che erano orgogliosi di lavorare in Regione e che oggi trovano frustrato ogni tentativo di efficienza e cambiamento.

In questo quadro “Fare, Meglio.” – come recita lo slogan della campagna elettorale di Gori – non è neppure un obiettivo ambizioso: è solo la dichiarazione di impegno di chi vorrebbe tornare a servire il bene comune, mettersi a disposizione con concretezza e attenzione (invece che con vuoti proclami), praticando nel concreto dell’azione politica e amministrativa quei principi che altri si sono limitati a scrivere sulla facciata di un palazzo.

Condivido con Giorgio Gori le priorità per la nostra regione: il lavoro, la formazione, la collaborazione sussidiaria con enti locali e associazioni del terzo settore, l’attenzione alle famiglie e alle fasce deboli, all’ambiente. Credo, con Papa Francesco, a “una politica che non sia né serva né padrona, ma amica e collaboratrice; non paurosa o avventata, ma responsabile e quindi coraggiosa e prudente nello stesso tempo; che faccia crescere il coinvolgimento delle persone, la loro progressiva inclusione e partecipazione; che non lasci ai margini alcune categorie, che non saccheggi e inquini le risorse naturali”.

Vorrei che mi seguiste in questi quaranta giorni di campagna e che sosteneste il mio tentativo, sia con il vostro voto sia parlando di me a chi pensate possa condividere queste prime idee. Perché insieme possiamo provare, “scendendo dal balcone”, a metterci al servizio dell’intera collettività.